Nintendo ha lanciato ormai cinque anni fa il business (e anche la moda) delle mini-console e da allora diversi produttori hanno seguito l’esempio della grande N per non perdersi questa ghiotta occasione. E così negli anni sono arrivati versioni mini del NES, SNES, C64, PS1, Amiga 500, Mega Drive e PC-Engine. Quando si pensava che l’onda fosse quasi esaurita se non per un’eventuale riproposizione delle console a 32, 64 o 128-bit, SEGA ha stupito un po’ tutti annunciando il Mega Drive Mini 2.


Si tratta di un prodotto un po’ bizzarro nel concept, visto che di fatto è una riproposizione del Mega Drive II, una versione hardware rivista (non necessariamente migliorata) della console a 16-bit di casa SEGA, che però ha come selling point la presenza in libreria di diversi giochi Mega CD. Per chi non lo sapesse, il Mega CD è stato un add-on per il Mega Drive che aggiungeva la possibilità di riprodurre giochi su Compact Disc e una certa potenza di elaborazione aggiuntiva.


Questo permetteva ai produttori di giochi di offrire mappe più ampie e level design più complessi, colonne sonore più elaborate e con campionamento ad alta fedeltà, e filmati FMV. L’add-on ha avuto però un successo limitato per via del suo costo alto: di fatto, chi non possedeva già un Mega Drive avrebbe dovuto spendere una gran cifra per comprare le due apparecchiature e accedere ai titoli Mega CD, che funzionavano solo con la combo. In più, a sabotare l’intera operazione ci ha messo mano la stessa SEGA lanciando il 32X, un altro add-on per Mega Drive che invece di espandersi verso la fedeltà audio-video garantiva la potenza dei 32-bit (almeno sulla carta), con la possibilità di creare una sorta di “mostro” in stile robottone anni ‘80 unendo le tre console.

https://www.youtube.com/watch?v=uCzXBAMVPWM

Una panoramica del gameplay dei giochi inclusi nella versione EUR.


Inevitabilmente l’utenza si è frammentata e diverse perle sono software sono passate abbastanza inosservate. La pietra tombale a questa parentesi l’ha messa la stessa SEGA lanciando poi una nuova console a 32-bit (il tutto nel giro di 2-3 anni!), il Saturn, per non perdere la guerra con la debuttante PlayStation di Sony. Sappiamo tutti com’è finita ma oggi si guarda con nostalgia a quel passato perché pochi hanno avuto la possibilità di giocarsi quei titoli. SEGA lo sa e fa perno proprio su questo fattore nostalgia nella sua proposta del Mega Drive Mini 2.


Questa volta la console è venduta in tiratura molto più limitata rispetto al primo modello e distribuita in esclusiva da Amazon. Stando al retailer, il rapporto di unità rispetto al primo Mega Drive Mini è di 1: 10. Ne consegue che è un prodotto di nicchia dedicato più ai veri fan hardcore, e il prezzo conferma il posizionamento: servono ben €109 per portarsi a casa la nuova mini-console, ovvero circa €30 rispetto alla prima edizione. Cresce il prezzo, insieme alla libreria titoli, ma decresce il contenuto della confezione.


Mini di nome e di fatto, dunque. La nuova console è più piccola di circa la metà rispetto al primo modello, soprattutto in larghezza. La confezione è davvero minuscola a forma di cubetto e la confezione a questo giro è davvero scarna. Troviamo un solo controller invece di due (anche se adesso è finalmente quello a 6 tasti) il cavo HDMI e un cavo USB per l’alimentazione. Manca il manuale di istruzioni, che invece c’era nel modello di tre anni fa.


Sonic CD è un gioco che va provato assolutamente.


La console è in plastica e riprende in maniera abbastanza fedele le forme e le linee dell’originale: abbiamo tasti power e reset (quest’ultimo funge da funziona save state), uno slot delle cartucce che non è funzionale ma permette l’inserimento di cartucce fac-simile per chi volesse un effetto scenico, lo slot di espansione con coperchio riprodotto (ma senza porta) e sul retro l’output HDMI (fino a 720p) e la porta per l’alimentazione USB. SEGA si è però persa in chiacchiere omettendo il LED di accensione della console, presente invece nella versione Jap.


Quanto meno la lista dei giochi è cresciuta ed è corposa e di spessore, e anche ben assortita. Abbiamo ben 60 titoli di cui 7 sono per Mega CD. Come spesso accade con le mini console, abbiamo delle differenze nelle lista giochi dei vari modelli PAL,NTSC/JAP, cosa che inevitabilmente costringerà i collezionisti a recuperare tutte e tre le edizioni (difficile pensare non sia un’operazione commerciale studiata a tavolino…).


La buona notizia è che cambiando la lingua nel menu cambieranno non solo le cover e i titoli in base alla regione, ma anche la versione stessa del gioco. Ad esempio Ristar ha delle differenze sia nel logo che negli sprite, con la versione occidentale che ha il protagonista con l’espressione più cattiva e quella giapponese più sorridente, mentre in Bare Knuckle 3 (versione Jap di Streets of Rage 3) giocare alla versione orientale è un’esperienza del tutto inedita: vi dà accesso alla migliore versione disponibile con tutte le sue differenze sia audiovisive che di gameplay e contenuti (e sono davvero tante).


Il gamepad a 6 tasti è cosa buona e giusta. Ma sarebbe stato meglio inserirne due…



Un altro tocco di classe è la possibilità di selezionare l’audio del Mega Drive o del Mega Drive II. Come gli appassionati di retrogame sapranno, il Mega Drive II adottava modifiche sostanziali alla scheda audio. In particolare, il processore FM YM2612 è stato sostituito con uno FM YM3438 (integrato nell’ASIC FC1004), mentre lo Zilog Z80 è stato incorporato in altri processori integrati e cambia il sistema di amplificazione sonoro interno. Tutte queste modifiche danno come risultato un sonoro diverso: non migliore o peggiore, semplicemente diverso. E da questo punto di vista è bello avere la possibilità di apprezzare le differenze sonore in ogni titolo.


Per quanto riguarda la lista dei titoli, abbiamo 60 giochi contro i 42 del primo modello, quindi quasi il 50% in più. C’è una selezione di ottimi classici e hit della piattaforma come After Burner 2, Alien Solder, Desert Strike, Golden Axe II, Sonic CD, Outrun e Outrnners, Truxton e Super Street Figher II (questa volta giocabile come si deve grazie al pad a 6 tasti). Tutti i generi sono abbastanza coperti, ma analizzando la lista giochi e confrontandola con quella del primo, appare una lista complementare più che integrativa.


Ci sono infatti un sacco di sequel ma i prequel li ritroviamo solo sulla vecchia versione. In pratica un vero fan dovrà possedere entrambe le versioni. Peccato che SEGA non abbia pensato di integrare più che diversificare, anche perché il Mega Drive 1 è ormai fuori produzione e recuperarlo dai venditori privati online è spesso un salasso. Guardando la lista dei giochi della versione Jap, inoltre, non possiamo che provare invidia per l’inclusione di Thunder Force IV (considerato uno dei migliori shooter orizzontali di sempre) e di Lunar e del suo sequel.



Una panoramica completa della console.


Comunque, ci sono un sacco di perle tra giochi che hanno tratto il meglio dalla console 16-bit come Ranger X (un run&gun a scorrimento laterale considerato tra i migliori a livello tecnico della piattaforma) e titoli rimaneggiati dalle sapienti mani di M2 con dei veri e propri porting rifatti dalle rispettive versioni arcade. Ad esempio, Space Harrier II risolve finalmente i problemi di scrolling degli sprite che erano presenti nella versione a cartuccia MD, e ora appare più simile alla versione per cabinati.


Poi ci sono anche delle scelte bizzarre, come Puyo Puyo Sun. Si tratta del terzo titolo nella linea temporale della celebre serie di puzzle in stile tetris, e un porting da Saturn. Porting che pare sia stato fatto frettolosamente e poiché i tempi di sviluppo non era compatibili con quelli della release del Mini 2, è stato deciso di menomare il gioco inserendo solamente la modalità a due giocatori. Peccato però che nella console sia stato inserito un solo pad. Insomma, scelte assurde che sembrano figlie di una pubblicazione frettolosa, forse per approfittare del Black Friday e dei regali natalizi.


Anche questa volta il software di emulazione è curato da M2, un team interno rinomato e acclamato per le ottime conversioni di titoli SEGA di vecchie console, come quelli delle serie SEGA Ages e SEGA 3D Classics Collection. M2 a questo giro ha svolto un lavoro ancora migliore: ora non c’è un gioco che non abbia un gameplay perfetto e tutto gira fluido, senza bug o sbavature, grazie anche all’hardware potenziato. L’output è (purtroppo) ancora una volta a 720p, quindi se avete un TV 4K lo scaling sarà un po’ brutale, meglio giocare allora su schermi 1080p. Troviamo nel menu i soliti filtri grafici, selezione aspect ratio e le possibilità di personalizzazione che abbiamo apprezzato nelle altre mini console.


Cambiando la lingua cambiano anche cover e rom dei giochi inclusi in entrambe le edizioni, ma non spuntano i giochi esclusivi purtroppo.


Tirando le somme, il SEGA Mega Drive Mini 2 è un prodotto ben fatto e un perfetto complemento al Mega Drive 1: non vuole sostituirlo ma offrirne un plus grazie e soprattutto all’inclusione dei giochi Mega CD. A questo punto viene da chiedersi come mai non si sia voluto chiamare Mega CD Mini mimandone anche il design. Sarebbe stata una scelta coerente visto che il Mega CD era un add-on e quindi il sistema completo leggeva entrambi i formati, e siamo certi che avrebbe avuto molto più appeal tra i fan. L’emulazione stavolta è perfetta e scompaiono le sbavature del Mega Drive Mini, ma non ci siamo col prezzo.


Benché altri colleghi come The64, TheA500 Mini e PC Engine Mini siano sulla stessa fascia di prezzo, SEGA avrebbe dovuto quanto meno inserire due gamepad e un po’ più di amore verso i fan. Mancano manuali cartacei e quelli digitali sono solo consultabili nel sito ufficiale della console. Peccato che la console non abbia scheda di rete e non sia possibile consultarli direttamente dal menu. Insomma, avrebbe potuto essere la console SEGA mini a 16-bit perfetta, ma strane scelte frettolose le impediscono di assumere tale status.



Se siete dei veri appassionati e amanti del retrogaming, però, siamo certi che passerete sopra queste sbavature e ve la porterete a casa prima che finiscano le scorte. Anche perché stavolta la tiratura è più limitata ed appare chiaro sia un prodotto più orientato ai collezionisti che ai casual e ai nostalgici degli anni ‘90.

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